Di nuovo, tutto così veloce.
Di nuovo, alberi, rami di alberi sopra di noi. Con dietro lo stesso cielo azzurro, con sopra gli stessi pensieri. Ma stavolta … stavolta la gravità non è la stessa, noi non siamo distanti e i giorni seguenti non così pesanti.
L’inverno ti taglia le dita.
A te piace, piace vestirti a cipolla e perderti un po’ dentro a quella sciarpa.
A me piace di meno, perché ho le mani perennemente fredde, gentile concessione ereditaria. Ma quello che non ti ho detto è che a me piace che ti vesti a cipolla, ritrovarti dentro quella sciarpa, con il sorrisino che spunta … su cui puoi contare. Perché ci puoi scommettere di trovarlo. Lì dentro.
I portici sembrano effettivamente tutti uguali, ma poi, camminandoci attraverso, le senti. Storie. Gioie. Lacrime. Le senti sotto ai piedi, le senti nell’aria. Sarò io, che sono malato, ma le sento tutte queste storie d’amore … di ragazzi distratti, di ragazzi disperati, di quelli che si struggono e di quelli che si bucano, di quelli che non ci credono e di quelli che ci sperano. Di quelli che vorrebbero. Di quelli come noi.
Qui è dove andavi da piccola. Non hai mai scritto niente, non hai parlato di te a questi due sassi. Mi guardo intorno: è tutto un po’ sospeso. Non so assolutamente ritrovare la via di casa, non so assolutamente quale sia la mia casa. I colori sono spenti, la gente distant. I feel detached from reality that I found myself in the foot, between the coach and the coach five six.
So we speak of bullshit.
Then glue a new memory, these two stones, which henceforth will be talking about yourself and your pants unstitched.
When you open that door you're stuck with your decision. The door of a huge wooden gate.
Well when you do that I have let myself in drag.
surrendered.
Because you brought me in Toyland.
(written taken from my faithful Muji, travel companion)
Di nuovo, alberi, rami di alberi sopra di noi. Con dietro lo stesso cielo azzurro, con sopra gli stessi pensieri. Ma stavolta … stavolta la gravità non è la stessa, noi non siamo distanti e i giorni seguenti non così pesanti.
L’inverno ti taglia le dita.
A te piace, piace vestirti a cipolla e perderti un po’ dentro a quella sciarpa.
A me piace di meno, perché ho le mani perennemente fredde, gentile concessione ereditaria. Ma quello che non ti ho detto è che a me piace che ti vesti a cipolla, ritrovarti dentro quella sciarpa, con il sorrisino che spunta … su cui puoi contare. Perché ci puoi scommettere di trovarlo. Lì dentro.
I portici sembrano effettivamente tutti uguali, ma poi, camminandoci attraverso, le senti. Storie. Gioie. Lacrime. Le senti sotto ai piedi, le senti nell’aria. Sarò io, che sono malato, ma le sento tutte queste storie d’amore … di ragazzi distratti, di ragazzi disperati, di quelli che si struggono e di quelli che si bucano, di quelli che non ci credono e di quelli che ci sperano. Di quelli che vorrebbero. Di quelli come noi.
Qui è dove andavi da piccola. Non hai mai scritto niente, non hai parlato di te a questi due sassi. Mi guardo intorno: è tutto un po’ sospeso. Non so assolutamente ritrovare la via di casa, non so assolutamente quale sia la mia casa. I colori sono spenti, la gente distant. I feel detached from reality that I found myself in the foot, between the coach and the coach five six.
So we speak of bullshit.
Then glue a new memory, these two stones, which henceforth will be talking about yourself and your pants unstitched.
When you open that door you're stuck with your decision. The door of a huge wooden gate.
Well when you do that I have let myself in drag.
surrendered.
Because you brought me in Toyland.
(written taken from my faithful Muji, travel companion)
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